Lead generation

La lead generation non è una campagna. È un sistema.

Illustrazione di un sistema di lead generation con elementi collegati

Nei numeri scorsi ho smontato un po' di cose: il volume che non è pipeline, il lead economico che è il più caro, il canale a cui dai il merito sbagliato. È il momento di rimontarle. Perché la lead generation non è una serie di trucchi — una campagna qui, un form là — ma un sistema, dove se un pezzo non parla con gli altri il risultato si perde nel passaggio. Te lo racconto, senza svelare tutto, che poi non ci resta niente di cui parlare al telefono.

Target e messaggio

Si parte dal target, e non è una formalità: è la decisione che decide tutte le altre. Se non sai con precisione fastidiosa chi vuoi — non «le aziende manifatturiere», ma chi decide, con quale problema, in che momento — ogni scelta a valle diventa un tiro al buio. La maggior parte delle campagne deboli non è scritta male: è puntata male. Sparano benissimo nella direzione sbagliata.

Poi c'è il messaggio, ed è il pezzo che collega questa serie a quella sul posizionamento: se non sai perché dovrebbero scegliere te, non c'è advertising che tenga. Un buon messaggio non descrive cosa fai, dice al lettore giusto «questo problema che hai, io lo tolgo». Se potresti scambiarlo con quello di un concorrente cambiando solo il logo, non è un messaggio: è rumore a pagamento.

Landing, dati e consenso

Terzo pezzo, la landing e l'offerta: il posto dove il lead decide se alzare la mano. Qui si perde una quantità imbarazzante di gente per motivi banali: si chiede troppo, si promette troppo poco, si mette un modulo da compilare come fosse un mutuo. Regola semplice: l'attrito deve essere proporzionato al valore che offri in cambio. Vuoi il numero di telefono? Dammi un motivo che valga il numero di telefono.

Quarto, ed è quello che i profili tecnici sentono di più: il dato e il consenso. Un sistema di lead generation è anche un sistema di gestione del dato, e nel B2B europeo questo vuol dire GDPR non come fastidio ma come infrastruttura. Consenso raccolto bene, finalità chiare, tracciamento pulito: non è solo burocrazia, è la differenza tra un database che puoi lavorare per anni e uno che ti esplode in mano al primo controllo. Costruire su dati sporchi è come costruire su un terreno non tuo: prima o poi qualcuno ti chiede di andartene.

Misurazione e governo del sistema

Quinto e ultimo, la misurazione, che chiude il cerchio all'inizio: se all'inizio hai definito il target giusto, alla fine puoi misurare la cosa giusta — i clienti per canale, non i like. E qui il sistema diventa vivo, perché smetti di indovinare e cominci a spostare budget dove i numeri, non le opinioni, ti dicono di spostarlo.

Cinque pezzi — target, messaggio, landing, dato, misura — e la parola che conta è che sono un sistema: la forza della catena è quella dell'anello più debole, e di solito l'anello debole non è quello che stai guardando. Le aziende ottimizzano l'advertising quando il buco è nella landing, o rifanno il sito quando il problema è che stanno parlando alle persone sbagliate.

Se vuoi sapere qual è l'anello debole del tuo, scrivimi in DM «sistema»: mi dici in due righe come acquisisci oggi e ti dico dove, secondo me, si rompe la catena. Non ti riscrivo le campagne in un messaggio — quello è un altro lavoro — ma il punto che ti costa di più te lo indico. Nel caso migliore ti dico che gira già tutto. Improbabile, ma sarebbe un'ottima notizia.

Tutte le notizie